È un grappolo piccolo, fitto di acini simile alla struttura di una pigna.

Ed è dallo strobilo (nome scientifico della pigna) che pare derivi il termine Pinot. Il suo colore tende al rosso, i vigneti danno il loro meglio se coltivati nell’area tra il Collio e la valle dell’Isonzo. Il vino che si ottiene ha un colore giallo paglierino con riflessi ramati. Di profumo molto fruttato, è organoletticamente caratterizzato da una struttura grassa, minerale e sapida. «La raccolta 2012 ha profumi molto promettenti», racconta l’enologo di Attems Gianni Napolitano, «Bisogna però attendere ancora per il risultato finale: novembre e dicembre, infatti, sono i mesi in cui i vini restano in sospensione sulle fecce nobili e il Pinot grigio non fa eccezione. È durante questo processo che si compie la struttura: i cicli di batonnage ossia di movimentazione delle fecce nobili, ricadendo sul fondo della vasca rilasciano infatti le mannoproteine, sostanze responsabili della sensazione grassa dei nostri vini. È quella che in particolare li caratterizza e differenzia», conclude Napolitano.

Arrivederci a primavera, quindi, dopo l’imbottigliamento.
Si abbina bene con carni bianche, agnello, grigliate e carni ripiene.

 

Da consumare a temperatura 13-15 gradi

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