«Dalle nostre parti a chi chiedeva un taj di blanc (un taglio di bianco) in automatico gli arrivava un bicchiere di Tocai. Il bianco era questo, punto», racconta Gianni Napolitano, enologo di casa Attems.

«È da sempre la varietà più importante e rappresentativa nel Collio.
Oggi ha cambiato denominazione da Tocai a Friulano, ma qui lo chiamano ancora Tocai ed è la bandiera dell’aperitivo locale». Giallo paglierino con riflessi verdi, molto accesi, dati dalla composizione fenolica delle uve, (in particolare dai flavani), il Friulano cambia il suo profumo secondo la stagione. Spiega Napolitano: «In primavera, cioè quando il vino è nuovo, ha sentori di fiori d’acacia, effluvi floreali bianchi di bosco. Poi evolve a liquirizia nell’arco dell’anno, raggiungendo la massima intensità in agosto e settembre».

Il gusto è molto minerale, sapido, fresco, pulito. Alla fine della degustazione rilascia un retrogusto amaro di mandorla, che è la caratteristica della varietà. «Attems non usa barrique, perché esalterebbe troppo l’aspetto amarognolo. Il Friulano è buono così, nella sua semplice freschezza, di facile beva», prosegue Napolitano, «per questo è ideale come aperitivo e si sposa perfettamente con il crostino di prosciutto crudo di San Daniele».

 

 

Da consumare a temperatura 13-14 gradi

  • MAURIZIO TAVERNETTA

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