Compare ufficialmente nei ricettari della borghesia viennese alla fine del XVIII secolo e diventa un dolce imperiale sotto la dominazione austroungarica, che lo offrire nelle feste a corte.

La putizza, però, secondo diversi studi sull’evoluzione gastronomica, pare esista fin dal Medioevo e la ricetta sembra sia rimasta la stessa da allora. Un dato è certo: la sua origine è di matrice slava. Il nome, putizza, deriva dal verbo poviti, che significa avvolgere, arrotolare. E infatti è così che si presenta: un rotolo di pasta ottenuta in tre fasi successive (preparazione del lievito, primo impasto con metà dose di tutti gli ingredienti, secondo impasto con tutti gli ingredienti) lavorata a sfoglia sottile, riempita con frutta secca, olio, albume, marmellata di albicocche, cacao, rum e vino di Cipro, aromi come cannella, noce moscata e chiodi di garofano.

Dolce della tradizione pasquale triestina, si consuma però tutto l’anno ed è nel capoluogo friulano che si degusta al meglio, magari abbinato a un bicchiere di Pinot Bianco.
Vi suggeriamo tre pasticcerie “da vertigini” e aspettiamo le vostre segnalazioni.

 

Trieste

 

Pasticceria Pirona, largo della Barriera Vecchia, 12 – t. 040 636046

Insignito dell’onorificenza di “locale storico d’Italia” nel 1994, il caffè ha aperto i battenti nel 1900. Stile liberty, zona centrale e cuore architettonico del tardo neoclassico, meta della nobiltà cittadina, della borghesia e da sempre ritrovo dell’intellighentia. Da qualche parte, se lo chiedete, c’è ancora la sedia dove sedeva James Joyce, oppure Italo Svevo o Umberto Saba. Prodotti tipici artigianali, in particolare putizza e presnitz.

 

Pasticceria la Bomboniera, via XXX ottobre, 3 – t. 040 632752

Un tuffo nel gusto viennese vintage: arredi antichi e pasticcini eccezionali.

 

Pasticceria Penso, via Armando Diaz, 11 – t. 040 301530

Il trionfo dei dolci friulani, maialini di marzapane inclusi.

 

*per conoscere meglio Trieste: “Quattro passi tra i ricordi” di Marina Mander

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