Tappe: Dolegna • Trussio • Brazzano • Cormons • Capriva • Mossa • Gorizia • Oslavia • San Floriano
Percorso: 35 km (circa)

Vigneti come pizzi. Il cuore del Collio è come un ricamo antico, dove ogni colle ha una veste preziosa. Dolci colline su cui i vigneti disegnano geometrici motivi e piccoli borghi che sbucano qua e là tra le curve delle tranquille strade. E’ un territorio da scoprire in un colorato e gustosissimo itinerario paesaggistico, come quello chiamato “Strada del vino e delle ciliegie”, che percorre i vigneti e i boschi per circa 36 km. Il panorama è dominato da dal Castello di Trussio, a Dolegna del Collio, dal Monte Quarin, a Cormons, il cuore del Collio, dal Castello di Spessa a Capriva e dal Castello Formentini a San Floriano del Collio. Un tour in 6 tappe.

 

L’itinerario

 

1. Dolegna

Dolci declivi, segnati da vigneti e dagli alberi da frutto. Nacque nel 1963 la Strada del vino e delle ciliegie che si snoda nel Collio Goriziano. L’intento era far conoscere le aziende vinicole della zona, al di fuori dei normali percorsi di traffico. Un percorso da fare in auto, in moto, in vespa, in bicicletta o addirittura a piedi, per i più allenati, per fare il pieno delle bellezze del territorio, i suoi sapori tipici, presso i centri agrituristici o trattorie che mostrano l’insegna in ferro delle “Botteghe del Collio” e che offrono un saggio della cucina friulana e dei piatti a base di cacciagione. A Dolegna la cultura del vino ha abbellito queste zone, armonizzando i vigneti con i vari borghi, le chiese votive, i vari boschi. Simbolo di questa località suddivisa in frazioni sono 5 stelle, una per frazione, appunto, e una penna, in onore a Pietro Zorutti, tra i più grandi poeti friulani che nacque proprio qui nel 1792. Delimitata dal corso del torrente Judrio a Sud-ovest e dal confine sloveno a nord-est, Dolegna del Collio (il cui nome deriva appunto dallo sloveno sloveno dolènji (che significa “sita in basso”), è un piccolo centro a vocazione prevalentemente agricola. Una delle località del Collio meglio attrezzate per l’agriturismo e per le sue ottime trattorie, aderisce all’associazione nazionale Città del Vino. Il clima e la particolarità del terreno creano infatti un binomio vincente: Collio e vino. Ottimo vino, di fama internazionale, in particolare i bianchi. Un modo perfetto per godersi il panorama fatto di vigne e alberi di ciliegie è quello del tour in bicicletta, su una strada prevalentemente di asfalto lungo il fiume Judrio, con pendenze quasi nulle lungo il percorso, di bassa difficoltà.

 

Dolegna – Brazzano, sulla SP 14

In auto, moto, vespa: 8 km; tempo 11 minuti

In bicicletta: 8 km; tempo 20 minuti

A piedi: 8 km; tempo 2h.02 minuti

 

 

2. Trussio e Brazzano

Scendendo dall’estremità settentrionale della provincia di Gorizia, immettendosi sulla strada verso Lonzano, Vencò, raggiungiamo Trussio. Il paesaggio agricolo qui è disseminato di cantine e buone trattorie e dominato dal castello di Trussio (sec. XIII) che oggi è un ristorante. Troviamo altre vestigia medievali entrando nel borgo, come la Torre di Marquardo (sec. XII). Spingendosi una manciata di chilometri verso il confine di stato si può raggiungere il Bosco di Plessiva. Siamo nel comune di Cormons e la fauna è ricca e attraversata da numerosi sentieri ben segnalati. Ci sono aree attrezzate per pic-nic e aree gioco. Vale la pena quindi percorrere questo tratto a piedi. Da qui, costeggiamo ettari di castagni, robinie e querce, con un dislivello che parte da una quota minima di 25 metri fino a una massima di 130 metri. Puntando indietro, verso Cormons, questa via ci conduce nel borgo di Brazzano, che un tempo segnava il confine tra Italia e Austria. Interessante da visitare la Chiesa Parrocchiale (1763) e soprattutto l’antica chiesa di San Giorgio che conserva un altare ligneo del ‘500 di elevato pregio. Dalla chiesa che domina l’abitato si gode un bellissimo panorama sulla pianura. Lasciata Brazzano arriviamo a Cormons, adagiata ai piedi del monte Quarin.

 

Trussio – Brazzano – Cormons,
sulla SP 14 (2, 5 km) e sulla SS 356 (1,5 km)

In auto, moto, vespa: 5 km; tempo 8 minuti

In bicicletta: 5 km; tempo 21 minuti

A piedi: 5 km; tempo 1h.15 minuti

 

3. Cormons

 

Un paesaggio inconfondibile, quello che si ammira dalla sommità del Monte Quarin, nei pressi del torrione di origine romanica: chilometri e chilometri di verdi colline coperte da filari di viti, in primavera dipinte dai ciliegi in fiore e in estate ricoperti di succosi frutti rossi, dove spiccano case sparse e bianchi borghi raccolti attorno ad aguzzi campanili. Con il rosso dei suoi tetti, Cormons emerge dalla piana verde in tutta la sua fierezza di stampo asburgico. Il “paese delle donnole” (il nome deriva forse da “Carmona”, infatti) ha origini preromane, e in epoca carolingia e ottoniana fu tra i maggiori centri della regione. Assoggettata nel ‘200 da Gorizia, oggi è conosciuta come il “cuore del Collio”, grazie alla sua indubbia vocazione vitivinicola. Tassativa quindi una visita alla Cantina Produttori di Cormons, circondata dalla “Vigna del Mondo”, dove sono piantati oltre 400 vitigni provenienti da cinque continenti, e le cui uve vendemmiate insieme danno il “Vino della Pace”, inviato di solito ai capi di stato di tutto il mondo. Meta privilegiata dagli amanti della buona tavola, anche per i suoi eccellenti ristoranti – fra i migliori del Friuli – si impone anche per le sue confortevoli strutture agrituristiche. Tra queste, La Subida di Josko Sirk (via Subida, 52, Cormons), trattoria di famiglia aperta nel 1960, ora un delizioso resort di campagna. Oltre al ristorante, infatti, ha 15 case-residence immerse nel verde del Collio, più maneggio, piscina, tennis. In sala, la moglie Loredana e la figlia Tanja raccontano di una cucina che si ispira alla storia di Cormons, dove si fondono le culture friulana, slovena e austriaca. Sul fogolâr si continua a cuocere la polenta, mentre nell’antico sottoportico si possono trovare in vendita libri e prodotti del territorio. Poco distante, troviamo anche l’osteria della Subida: tutta di legno, è un posto informale con una cucina immediata e accattivante. (Rist. La Subida, Località Monte 22, Cormons). Altro indirizzo, il 3 stelle Hotel Ristorante Felcaro, in via San Giovanni, 45 – per ripercorrere i luoghi della Grande Guerra. A Cormons l’appuntamento con la storia è a settembre, quando, durante la rievocazione storica, stuntman e attori in panni rinascimentali si sfidano in un autentico torneo cavalleresco in onore di Massimiliano I d’Asburgo, imperatore eclettico e colto che diede inizio a 400 anni di storia austriaca e mitteleuropea. La città nasconde tra le sue mura dei gioielli architettonici. Il Monte Quarin, un rilievo alto 274 metri, ospita i ruderi di un antico castello. L’origine del maniero potrebbe risalire all’epoca longobarda e serviva per proteggersi dall’attacco degli Avari. In epoca medievale la struttura ha subito diverse denominazioni: è stata residenza dei patriarchi d Aquileia, per passare poi ai Conti di Gorizia, fino al controllo degli Asburgo. Attualmente rimangono i resti della rocca, ricostruita dai veneziani dopo una loro distruzione poco dopo il 1500.

 

Cormons – Capriva, sulla SS 56

In auto, moto, vespa: 14 km; tempo 25 minuti

In bicicletta: 14 km; tempo 1h.30 minuti

A piedi: 14 km; tempo 2h.40 minuti

 

4. Capriva e Mossa

Un’alternativa alla macchina, le due ruote. A bordo delle gialle vespe del Collio (uno dei simboli di questa zona), da Cormons si affronta la strada delle Vigne Alte, lasciandosi tentare dai piaceri della tavola e dagli assaggi di deliziosi vini bianchi. Al Castello di Spessa, a Capriva, ci si può fermare per ristorarsi. Circondata dalle colline, trovano sede nel suo comune numerose cantine e aziende vitivinicole. Proprio nel Castello di Spessa, un maniero di origine duecentesca che nel 1773 ospitò Giacomo Casanova, si trova una delle cantine storiche. Il castello è stato ristrutturato nell’800 e, oggi come allora, qui si continua la tradizione della produzione vitivinicola che già Casanova aveva lodato, come Ribolla Gialla e Collio Bianco. Da qui si gode il panorama e una vista impareggiabile che domina i numerosi borghi rurali e le ville, come Villa Russiz. Il conte francese Teodoro de La Tour scelse di vivere in questa dimora ottocentesca con la moglie Elvine, per dedicarsi alla viticultura e applicare quelle tecniche innovative che stavano prendendo piede in Francia. Oggi la Villa è sede di un’azienda vitivinicola. Oltre alle sue eccellenti cantine e il suo dolce paesaggio, Capriva è conosciuta anche per la Chiesa Parrocchiale (1882) con fonte battesimale (sec. XVI) e la Chiesetta della SS. Trinità (1524). A una manciata di chilometri, ecco Mossa, comune di origini antichissime (i reperti ritrovati in zona risalgono al neolitico) con le sue numerose chiesette votive del sec. XVI e XVIII e, li vicino, la piana lacustre di Preval, di interesse ambientale e naturalistico circondata da canne e con gli omonimi laghetti sparsi qua e là. Non mancano mai naturalmente i vigneti e le trattorie ad allietare il paesaggio.

 

Capriva – Mossa – Gorizia, sulla SS 56

In auto, moto, vespa: 10 km; tempo 22 minuti

In bicicletta: 10 km; tempo 42 minuti

A piedi: 10 km; tempo 2h.27 minuti

 

5. Gorizia

L’ultima parte della Strada del Vino e delle Ciliegie, itinerario ideale attraverso il Collio, fra colline imbiancate in primavera dai fiori dei ciliegi, ed in autunno dai toni dell’oro e del rosso delle foglie di vite, trova il suo epilogo (o il suo punto di partenza – dipende dai punti di vista) nella città di Gorizia. Punto di incontro e scontro fra popoli e culture, è una città dalle molte anime. Di qui il suo fascino: piccola, talvolta un po’ dimessa, ma con quell’impronta sovranazionale che si esprime nelle diverse lingue che ancora si sentono per le sue strade: italiano, sloveno, friulano e tedesco. Il centro storico conserva ancora le tracce evidenti di questo passato: molti edifici risalgono al ‘700, che fu per la città un vero “secolo d’oro”. Si sale su, fino al castello medievale per il panorama o per uno dei numerosi appuntamenti teatrali e musicali promossi dal Comune; si scende poi alla volta della Gorizia barocca, con le dimore signorili, il Duomo, il Ghetto con la Sinagoga. E Villa Coronini, con il suo parco di piante antiche e rare che si estende su quasi 5 ettari e le sue oltre 30 sale con arredi originali. Città di contrasti e di prelibatezze in tavola: dalla “rosa di Gorizia”, sfizioso radicchietto di primo taglio, ai mieli di marasca del Carso e di acacia, alle Gubane goriziane.  Segnaliamo Lucinico, frazione di Gorizia a cui è collegata dal ponte IX agosto, frequentata dai goriziani per le sue trattorie e i suoi eccellenti negozi di alimentari.

 

Gorizia – Oslavia, sulla SP 17

In auto, moto, vespa: 4,5 km; tempo 11 minuti

In bicicletta: 4,5 km; tempo 19 minuti

A piedi: 4,5 km; tempo 1h.06 minuti

 

5. Oslavia

Dal centro di Gorizia, seguendo Viale XX Settembre e superando l’Isonzo con il Ponte Torrione, si attraversa il parco di Piuma, che si estende per 38 ettari dai piedi del monte Calvario alla riva destra dell’Isonzo (si può sostare, passeggiare e fare ginnastica nel Percorso Vita all’interno del parco), e si giunge ad Oslavia, dove pur tra gli ameni vigneti, troviamo testimonianza dei furiosi combattimenti che nella Prima Guerra Mondiale si tennero in questi luoghi. Svetta il monumentale Ossario, dove riposano migliaia di caduti. Più ci si avvicina al confine più anche la cucina della zona è un originalissimo mix di tradizioni austriache, friulane, slovene, con ricette tramandate da generazione in generazione che rendono la gastronomia di questa parte d’Italia un unicum. Qualche esempio goloso: la putizza, la pinza, lo strudel (con mele, susine o ciliegie). I krapfen, la torta Dobosch (ungherese) le palacinke (sorta di omelettes con ripieno di marmellata o cioccolato). E poi i piatti salati: la jota (un minestrone di capucci acidi, patate, fagioli e carne o cotenne di maiale), gli gnocchi di pane, le profumate frittate con le erbe (in primavera), mentre in autunno si mangia il muset e brovade (cotechino con rape bianche grattugiate e fermentate nella vinaccia) e il gulasch.

 

Oslavia – San Floriano del Collio, sulla SP 17

In auto, moto, vespa: 3,5 km; tempo 5 minuti

In bicicletta: 3,5  km; tempo 15 minuti

A piedi: 3,5  km; tempo 54 minuti

 

6. San Floriano del Collio

Dai colli di San Floriano e Oslavia, sopra Gorizia, è un susseguirsi di dolci colline scandite da piccoli borghi e di vigneti, che si estendono per migliaia di ettari. E’ la parte estrema del Collio – quella zona di produzione di vini pregiati ai quali, fra i primi in Italia, è stata riconosciuta fin dal 1968 la Denominazione d’Origine Controllata. Questa zona collinare si sviluppa quasi ininterrottamente lungo una direttrice ideale Ovest-Est, con ampie superfici esposte a mezzogiorno, molto adatte a una viticultura altamente qualificata. Tant’è che qui la coltura della vite fu introdotta nella zona già in epoca preromana. San Floriano del Collio, sulla punta estrema orientale di questo territorio, è un borgo adagiato tra i vigneti e gli alberi da frutto. Qui troviamo il complesso castellano dei Conti Formentini, oggi rinomato ristorante e sede del Golf Club di San Floriano. Qui, sempre lungo la “Strada del Vino”, si può visitare su prenotazione il Museo del vino, presso la cantina del Castello Formentini. Ormai prossimi al rientro, l’ultima tappa è dedicata a fare scorta di quei vini di confine, così unici e inimitabili, e per provare la cucina di confine che anche qui continua a mescolare con più insistenza le tipicità friulane a quelle slovene e austriache. Il percorso che si snoda fino a San Floriano è uno tra i più belli e suggestivi del Friuli, in un susseguirsi di paesaggi quasi fiabeschi e di vigneti ricchi e generosi. Queste sono colline ricordate più per le battaglie che le videro protagoniste. Eppure la loro bellezza oggi non può non saltare agli occhi. Qui, dove i cartelli sono scritti in due lingue, e il confine è a portata di sguardo. Ora la mappa non serve più, perché qui è la strada a disegnare il percorso. Quella strada che profuma di storia, di miti e leggende e castelli immersi nel verde. E colorata del rosso intenso delle ciliegie, di cui gli alberi a ridosso della strada sono pieni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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