Crocevia. Luogo di confine, di diaspora, di esuli e situazioni di contrabbando. Gorizia, cuore a matrice balcanica, aspra nella storia, dolce nella geografia.

 

Il fiume Isonzo la percorre e come tutte le città che ospitano un corso d’acqua, anche Gorizia spande per le vie atmosfere in bilico tra romanticismo e nostalgia; ma le circostanti colline del Collio arginano le suggestioni eccessive con le distese di viti che richiamano fatica, impegno, sapienza di chi sta con i piedi (e le mani) saldamente per terra. D’altra parte la geografia variegata di questa città di confine è lo specchio della sua anima, congiunzione tra mondo latino, slavo e tedesco.

 

Il giornalista, scrittore e viaggiatore friulano Paolo Rumiz, nel suo La leggenda dei monti naviganti, ha scritto:
“Per i triestini Gorizia è Venezia Giulia, per i friulani è Friuli, per gli sloveni semplicemente roba loro. Gorizia, di chi sia nessun lo sa”. Città apolide – se solo si potesse dire di un luogo – nella quale è ancora palpabile la memoria di quando, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, fu rifugio clandestino del popolo jugoslavo e degli esuli istriani; anni in cui la città divisa in due – Gorizia e Nuova Gorica -, visse l’orrore della deportazione dell’intera comunità ebraica arrivata qui dall’Europa centrale e che lasciò un segno importante nella cultura della città, a partire dalla sinagoga dove, nel giardino di fianco, è sepolto il più giovane ebreo ucciso dal nazismo. Si chiamava Bruno Farber e aveva solo tre mesi.

Gorizia, centro di forti tensioni quindi, ma anche di spinte significative verso una integrazione sempre più profonda tra i diversi popoli, che qui hanno trovato ricovero, e tra i due Paesi che se la sono contesa a lungo: Italia e Slovenia. Oggi è polo economico e culturale unico, proprio in virtù di questo passato e della sua apertura “ai mondi”, che da sempre ha ospitato e che continua a ospitare, tanto che  Gorizia è la città più multietnica della regione: insieme convivono sloveni, serbi, macedoni, croati, albanesi, numerosi africani del magreb e, infine, friulani.

 

E poi c’è la natura. Gorizia la verde: rigogliosa di parchi e giardini pubblici in centro città, come il Parco del Castello e la Valletta del Corno. Qua e là, e non periferici, s’incontrano anche veri e propri terreni agricoli. La vegetazione compenetra la città snodandosi tra centro e “fuori porta”, tra colline e fiumi, regalando paesaggi di grande valore come quelli offerti, lungo le sponde dell’Isonzo, dal parco Piuma-Isonzo, in parte fluviale e in parte fatto di boschi collinari, e quello della Campagnuzza, caratterizzato da un bosco golenale. Entrambi meta amatissima dai goriziani…di tutte le nazionalità.

 

*Raethia Corsini, nata a Milano, cresciuta in Toscana, vive e lavora a Roma. Come giornalista scrive di viaggi geografici, biografici e sensoriali. Nel 2006 ha pubblicato “Nei miei panni. Autobiografia intima di Mila Schon” con Guido Tommasi Editore e, con la stessa casa editrice, nel 2011 “Spiriti Bollenti. Ritratti terrestri di 21 chef stellari”, vincitore del Premio Selezione Bancarella della cucina 2012.

 

Da vedere, secondo me

 

*Il castello

Si vede ovunque ci si giri (più o meno) dato che sovrasta la città dal punto più alto di un colle molto ripido coperto da una fitta vegetazione “comproprietà” tra Curia e Comune: l’area municipale è un parco cittadino. Il visitatore è accolto da un leone veneziano, ma è bene sapere che non ha nulla a che fare con la Repubblica di Venezia, bensì con il fascismo. La scultura fu infatti apposta nel 1937 durante i restauri del castello, fortemente danneggiato durante la Prima Guerra Mondiale. Da lassù, guardando a ovest si scopre il centro storico di Gorizia e il borgo medievale, volgendo lo sguardo a sud ed est l’occhio è invece conquistato dalle ville immerse in giardini spettacolari. Panoramico.

 

*La Sinagoga

L’edificio in origine, nel XVII secolo, era un oratorio. Meno di un secolo dopo, nel 1756 divenne Sinagoga. Al piano terreno, dal 1998 è stato allestito il Museo ebraico Gerusalemme sull’Isonzo: storia del popolo d’Israele dai tempi biblici fino alla diaspora e poi una sezione dedicata alla storia della Comunità ebraica goriziana, dal primo insediamento nel medioevo, alla nascita del ghetto nel Seicento fino alla deportazione. Didatticamente istruttivo.

 

*Chiesa di Sant’Ignazio

Eretta dai Gesuiti nella metà del XVIII secolo, voluta dagli Asburgo e dal Vaticano per arginare il Protestantesimo, è un bell’esempio di barocco e custodisce tele e affreschi di valore. Grande l’effetto scenografico dell’altare maggiore, di inizio Settecento. Da visitare con calma.

 

*Il sacrario militare di Oslavia

Quasi sessanta mila soldati morti nella battaglia di Gorizia, le cui spoglie sono custodite qui dal 1938, anno in cui il sacrario è stato costruito. Forte impatto.

 

*La Posta centrale

Forse è il migliore esempio di architettura razionalista in Friuli. L’edificio è stato costruito nel 1932 su ideazione di Angiolo Mazzoni, uno dei maggiori progettisti di edifici pubblici. Per estimatori.

 

*Passeggiate lungo l’Isonzo

Un po’ sloveno un po’ goriziano, l’Isonzo scorre dalle Alpi Giulie per 136 chilometri fino all’Adriatico. Parchi, flora e fauna insospettabili invitano a fare escursioni e passeggiate in relax. E chissà che, percorrendo le sue sponde e riflettendosi nell’acqua colore smeraldo, non si riesca a udire la leggenda dei tre fratelli: Drava, Sava e Isonzo. Rinfrancante.

 

*Suggerimenti per fare una passeggiata lungo l’Isonzo

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