Bionde, morbide e ondulate. Sono le spiagge friulane, la Florida d’Italia, secondo lo scrittore Ernest Hemingway, che soggiornò in questa costa ai tempi della Grande Guerra. Un vero paradiso per lunghe passeggiate sulla battigia, anche fuori stagione. Passato il caos estivo inizia il momento migliore per Grado, meta balneare prediletta dall’aristocrazia asburgica fin dall’Ottocento. Un intrico di canali dalla grazia veneziana e isolotti lagunari modellati dall’acqua, dove il blu dell’Adriatico, il verde della vegetazione e l’oro delle spiagge si fondono con le calli e i campielli del centro storico. L’antica anima del borgo si scopre passeggiando: iscrizioni latine, frammenti scultorei, dettagli architettonici, edifici medievali e gli originali camini, marchio di fantasiosi manovali. Spicca la facciata romanica del Duomo, il principale edificio religioso di Grado che al suo interno conserva un trionfo di colonne, capitelli e archi in marmi policromi, un grande mosaico della fine del VI secolo, e una pala d’oro in argento sbalzato e cesellato, tra gli affreschi quattrocenteschi del presbiterio. Con la piccola basilica di S. Maria delle Grazie è la chiesa più antica delle Venezie, sorella delle chiese bizantine di Ravenna e Parenzo. Intorno le case basse e strette d’impronta veneziana e nel mezzo lo specchio dell’attivo porto peschereccio comunicante con la laguna e il mare.

Il fascino di Grado si coglie sorseggiando un long drink, in piazza Duca D’Aosta, in uno dei tanti localini che si susseguono senza soluzione di continuità. L’autunno è perfetto per apprezzare l’immenso ecosistema tra la pianura friulana e il mare, regno d’ acqua, vento e silenzio, e habitat ideale per decine di uccelli che vi nidificano o vi fanno tappa durante le migrazioni. Un’enorme estensione naturale: 16.000 ettari quadrati tra canali e isole (che qui chiamano mote), da percorrere a piedi, in bici, a cavallo o in barca. Le abitazioni sulle isole sono tutte di proprietà perché dopo il trattato di pace, l’Austria ha imposto che le concessioni rilasciate fossero rispettate. Per questo fino agli anni Cinquanta, molta gente viveva all’interno dei cordoni litoranei, mentre oggi è un privilegio per pochi. Ogni casone sorge su un isoletta con la sua  valle da pesca, ossia spicchi di laguna chiusi artificialmente da un argine. I romani lo facevano con le canne, oggi ci sono dei sistemi più moderni, così facendo orate, branzini, gamberetti, anguille e vongole venivano e vengono pescate senza fatica.

 

A Fossalon di Grado, verso Monfalcone, si estende la Riserva Naturale Regionale della valle Cavanata, riconosciuta come una delle zone umide di importanza internazionale RAMSAR. Mantiene intatto il paesaggio tipico della laguna, che si ammira accedendo all’osservatorio Sabbia, struttura in legno sopraelevata sugli specchi d’acqua interni alla ex-valle da pesca. Qui l’avifauna è presente tutto l’anno. Il centro visite è arricchito da diorami esplicativi sull’unicità del territorio. L’area si visita a piedi o meglio su due ruote lungo la pista ciclabile (noleggio gratuito insieme ai binocoli al centro visite: tel. 0431.88.272) che costeggia su tre lati la riserva. Pedalando sull’argine a mare si arriva alla Foce dell’Isonzo, vale una sosta la torre presso il piccolo villaggio di pescatori Sdobba, da cui si osserva il sistema di isole dette dei gabbiani. Lungo il percorso la vista si apre sul golfo di Trieste e la costa istriana e non è raro vedere specie di uccelli marini, difficilmente osservabili nell’entroterra.

 

Il canale di Porto Buso segna il confine tra la laguna di Grado e quella di Marano, entrambe governate fino al 1798 dalla Serenissima. In quest’ultima sono state istituite due aree protette non contigue: la Riserva Naturale Valle Canal Novo e quella delle Foci dello Stella: un fitto dedalo di canali, valme e barene con ampi canneti, ormai rari, e qualche casone in canna palustre dove si vedono le reti stese al sole ad asciugare, qui la comunità di pescatori è ancora molto viva. E’ un ambiente appropriato per tante specie di uccelli, tra cui l’airone rosso e il falco di palude che qui nidificano. Ottimo punto di osservazione le barene, lingue di limo argilloso che emergono dall’acqua, raggiungibili a bordo di una delle tipiche imbarcazioni con il fondo piatto, che partono dal porto Mandracchio di Grado (cell. 335.5302378, www.motorshipcristina.it) o dal molo di Marano (Motonave Nuova Saturno, cell. 335.5368685, www.saturnodageremia.it).
Vale una sosta l’antico borgo marinaro fortificato di Marano, storicamente conteso tra la Serenissima e Aquileia, a lungo governato dai Provveditori appartenenti alle più nobili famiglie veneziane. Nemmeno i turchi nel Cinquecento sono riusciti a fare breccia nelle potenti mura. Oggi il centro storico ricorda una Venezia in miniatura. In tutto: dalle calli alla parlata.

 

 *Ornella D’Alessio, travel writer. Il mio amore per il Friuli nasce nell’adolescenza. Da piccola venivamo spesso con la mia famiglia a visitare dei cari amici dei miei genitori a Gorizia, facendo poi dei bei giri sul territorio. Forse per questo quando ci fu il terremoto, se pur giovanissima, con una mia compagna di Liceo  fummo tra le prime volontarie ad arrivare. Poi la prima tata dei miei figli è stata Delphine, di origine friulana. Con il suo arrivo in casa la mia vità cambiò, in meglio. E non potrò dimenticarla mai, disponibile, gentile e sempre sorridente. Oggi torno in Friuli da adulta e ogni volta mi innamoro dei luoghi, della cucina, dei vini ma soprattutto della gente.

 

I miei indirizzi preferiti a Grado

 

mangiare

Sono tre generazioni che la Tavernetta dell’Androna s’impone sul panorama gastronomico gradese. Nel locale ogni particolare è curato: le tovaglie in fiandra bianca perfettamente stirate, i calici in cristallo, le posate in argento e sempre una candela accesa. Ottima la carta dei vini. Allan e Attias Tarlao, oltre a fare parte dei promotori della nuova Grado, sono impegnati uno ai tavoli e l’altro in cucina. Il menu comprende sempre il vero boreto, ma spazia in piatti di pesce freschissimo cucinati secondo l’estro di Attias. Molto apprezzato dai commensali.

 

dormire

L’ultimo nato tra gli alberghi è il Laguna Palace Hotel, edificio moderno in cristallo e acciaio di sette piani, nato dalle ceneri di una fabbrica di tonno in scatola, su Riva Brioni, tra la laguna e il mare. Il contributo del giovane proprietario Roberto Bernacchia (fondatore e presidente del Consorzio Grado Turismo nato con l’ambizioso progetto di creare un brand territoriale forte) ha portato a valorizzare i piani alti con un ristorante panoramico con vista sul mare e il centro benessere con piscina coperta che guarda la laguna e la basilica di Aquileia. Lo scenario naturale in questo centro benessere è protagonista: il percorso umido, dall’hammam alle docce emozionali,  è dotato di vetrate in cristallo per vedere l’esterno. La sala relax è rivolta verso il porto e la marina turistica. Un concept architettonico per valorizzare l’ambiente esterno che gioca con gli arredi interni. Cinque piani sono riservati alle 71 camere a basso impatto allergenico, moderne e confortevoli. L’edificio è stato realizzato seguendo la filofosia della massima ecocompatibilità.

 

relax

Massaggio per il benessere energetico fatto da Ivana Jersecic (cell. 392.3693000), solo il mercoledi lavora presso lo Studio Benessere, piazza Carpaccio 15 (vicino alla stazione delle corriere) o il massaggio ad personam (che cambia secondo le esigenze individuali) fatto da Patrick Miotto (cell. 345.5867907 ), alle Terme di Grado, solo il lunedi, mercoledi e venerdi.

 

vedere

Da Grado in tre chilometri ci si immette sulla strada per il solitario borgo di Aquileia, che conobbe la massima grandezza al tempo dei romani, e nel Medio Evo, come sede del patriarcato. A testimonianza del glorioso passato la superba basilica di Santa Maria Assunta, che nonostante i tanti rimaneggiamenti mantiene le forme autentiche del XI secolo, e il suo potente campanile, la Tribuna rinascimentale e la Cripta degli scavi con resti di tre diverse epoche. Tra le antiche mura si ammira uno dei più straodinari  pavimenti a mosaico esistenti al mondo (313 a.C.) con scene dell’antico testamento, in un eccezionale stato di conservazione che valgono il viaggio.

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