L’insegna dell’Albergo Riviera, ben visibile sulla strada costiera a chiunque facesse quel percorso stupefacente per entrare in città, aveva solo quattro lettere illuminate: una A, poi la O, la Erre e una E. Insomma, voleva dire che non era necessario spenderci un’intera notte. Un invito all’amore, con le ciglia d’argento del mare luccicanti sullo sfondo. C’era un trucco, ma ero troppo piccola per capire: è per la gente che si vuole bene, smettila di fare domande. A me sembrava bellissimo. Gente che si ama così tanto da doversi fermare per un po’ in una stanza per dirselo. Ora l’albergo Riviera è diventato un hotel 4 stelle dove indugiare più a lungo, in compagnia, ma anche da soli.

Subito dopo, la Sfinge nel parco del Castello di Miramare.

Perché quel bizzaro eppur mansueto animale di granito scelto da Massimiliano d’Asburgo portasse sfortuna, restava un mistero. Perché? Me ne resi conto quando, saltandoci a cavalcioni, mi squarciai il vestito della festa e mi vergognai da morire. La sfinge non è più accessibile al pubblico, ma il Castello di Miramare è sempre una meraviglia delle meraviglie. In quel giardino d’incanto non solo c’era la statua d’Egitto, ma si potevano vedere anche strane persone dalla pelle nera passeggiare nel cielo azzurro saturato dalla bora.

 

Negli anni della mia infanzia a Trieste non si vedevano africani in giro né, tantomeno, africani in giacca e cravatta. Non sono africani, sono fisici nucleari, mi spiegavano. Ed è così che nella mia mente si formò l’equivalenza: nero = fisico nucleare. E mi riprometto sempre di assistere a un evento divulgativo del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare, per vedere più da vicino quei signori dal Q.I. superiore che non hanno mai smesso di suscitare la mia ammirazione. E poi.

Perché alla “Lanterna” gli uomini sono divisi dalle donne? Perché così le donne possono starsene in santa pace. Ecco lo spirito libero delle triestine di cui parlava Saba. Il muro dello stabilimento balneare esiste ancora e merita un’occhiata, ma guai a toccarlo, è l’unico caso al mondo in cui segregazione fa rima con emancipazione. Al contrario: perché quella signora parla da sola? Perché la xè basaglina. E anche su tale argomento era inutile insistere, ne avrei compreso la portata più avanti, frequentando il “Posto delle fragole” nell’ex Ospedale Psichiatrico con la sensazione di andare non solo in un bel posto, ma di partecipare a una causa rivoluzionaria. E’ uno dei luoghi dove vale sempre la pena fermarsi a mangiare qualcosa. Perché? Perché è stato un luogo del fare anima. L’anima di Trieste, più incline a porsi domande che a elargire risposte qualsiasi.

 

 

* Marina Mander, triestina, scrittrice, vive e lavora a Milano. Dopo il  successo del romanzo “La prima vera bugia”, uscito nel 2011 con et/al edizioni e in via di pubblicazione in diversi paesi europei e negli Stati Uniti, con lo stesso editore ha ora in libreria la riedizione di  “Ipocondria fantastica” (pubblicato per la prima volta nel 2000 con Transeuropa).  Suo anche il Catalogo degli addi, romanzo con le illustrazioni di Beppe Giacobbe, uscito in Francia nel 2008 e in Italia nel 2010, sempre  et/al edizioni.

 

 

I miei luoghi preferiti

 

L’osmiza di Medeazza

In origine l’osmiza era un punto di vendita di salumi e formaggi con mescita di vino, oggi è assimilabile all’osteria. Questa di Medeazza, che si trova sopra la piazzetta dalla quale prende il nome, ha un piacevole spazio esterno, mentre gli interni sono un po’ cupi stile vecchia cantina. Ci si va tradizionalmente per le giardiniere di verdura sott’olio, il prosciutto arrosto col kren, il salame ed il lardo alla paprika.
Tra il bucolico e l’etilico.

 

Passeggiata Rilke

Costeggia la Riserva Naturale delle Falesie di Duino, questa passeggiata panoramica dedicata al poeta praghese Rainer Maria Rilke, che qui trovò ispirazione per le sue Elegie duinesi. È una specie di terrazza naturale protetta da ringhiere in legno e lungo gli oltre due chilometri di sentiero (facile) in costa, a un certo punto si entra anche in un piccolo bosco di pini. 
Poesia a picco sul mare.

 

 

Val Rosandra

È la meta degli escursionisti triestini, ci si arriva partendo dai sentieri a valle del paesino di Bagnoli della Rosandra. A pochi chilometri da Trieste questa ex via di commercio, oggi Riserva naturale, rappresenta un’oasi per turisti e abitanti amanti del verde, ma anche della speleologia e della rampicata su roccia. Tra torrenti, cascate, gallerie un tempo ferroviarie, a  fine valle sotto il monte Carso si arriva a scorgere il santuario di Santa Maria in Siaris.
Riserva di natura (quasi) incontaminata.

 

La diga

È un’isola in mezzo al mare, frutto del ripristino di una diga che si trovava a ridosso di Porto vecchio. Restaurata e rimessa in attività nel 2007 oggi è il locale all’aperto più grande e scenografico di Trieste. Da qui, infatti, si gode la città da un altro punto di vista, a 280 gradi: le luci di Piazza Unità, il Castello di San Giusto, gli storici palazzi del lungomare. In più musica, spiaggia, buon cibo, relax. Di giorno e di sera. Ci si arriva con imbarcazioni messe a disposizione dai gestori del locale: partenze ogni mezz’ora dal Molo Audace, di fronte a Piazza Unità.
Il trasporto è gratuito in orario diurno, a servizio della balneazione. Nelle serate-evento, quando l’afflusso è intenso, è previsto invece il pagamento di una piccola cifra.
Una vera isola nel cuore della città.

 

Villa Revoltella

Nel rione Chiadino-Rozzol, si apre un bosco di 50.000 mq quasi totalmente in pendenza con un’unica entrata pubblica dalla via de Marchesetti, che si trova a livello più elevato. È un parco molto ben tenuto che include bellezze come la chiesa in pietra del Carso dell’architetto praghese Kranner, il laghetto, le scuderie, lo chalet-residenza, le serre, sentieri profumati di erbe aromatiche, una collezione di rose antiche e nell’area più alta del parco, un campo di basket, la pista di pattinaggio e giochi vari.
Un piccolo parco imperiale.

 

 

 

Lascia un commento

Visualizza anche