L’aria è saporita, a San Daniele. Facile dirlo pensando al prosciutto, giacimento alimentare di fama internazionale che contribuisce in modo rilevante all’economia della Regione. Semmai è vero il contrario: a insaporire le cosce di maiali selezionati e stagionati secondo i dettami della natura, sono la felice confluenza di correnti marine e montane, la giusta umidità offerta dal fiume Tagliamento, naturale dimora della trota chiamata “la regina di San Daniele” allevata e lavorata in modo artigianale, solo seconda al prosciutto per importanza alimentare. La saporosità di San Daniele – città, si annida in qualcosa che va oltre la vegetazione rigogliosa, ordinatamente distribuita sui colli dolci e in campagna; è in qualcosa di più dell’atmosfera frizzante che si nutre di iodio marino o di pigne prealpine, o dell’aria che si trasforma in spartito musicale sul quale vola la lingua friulana doc, di cui San Daniele del Friuli è la capitale (dal 2007 una legge della Regione ne stabilisce la tutela, valorizzazione e promozione).

 

La squisitezza di questo agglomerato arroccato su una collina a 250 metri sul mare, dimora nella dolce lentezza, motore naturale di uno stile di vita sano e rilassato, grazie a tutte le felici combinazioni geografiche e alla cultura che la gente ha del suo territorio.

San Daniele del Friuli, infatti, fa parte del circuito Cittaslow. Perché è vero che questo è il cuore del distretto industriale agroalimentare, che è un polo imprenditoriale all’avanguardia formato da oltre seicento aziende in diversi settori (commercio, turismo, servizi, artigianato, piccola e media industria), ma San Daniele “produce” anche il gusto del saper vivere.

Al turista e viaggiatore non sfugge: dalla pesca sportiva, ai circuiti in bicicletta; dal trekking per tutti i livelli, al canottaggio, all’equitazione; dalle rassegne culturali al buon cibo e al buon vino, tutto è un invito a prenderla con la giusta calma. Quella che serve per assaporare il piacere, che al viandante è offerto in modo impeccabile ma non formale, accompagnato da un sorriso sincero, seppure essenziale, giusto per non smentire il sommo poeta, Giosuè Carducci, che definì San Daniele “un bel nido di uccellacci”, riferendosi allo scarso senso di ospitalità dei suoi abitanti. Era un altro secolo e oggi è tutta un’altra poesia: per scoprirlo basta andare per mercati, osterie, cantine. E anche nelle chiese. Proprio girando tra i templi di Dio, si scopre che in città non c’è un duomo o una chiesa di una certa importanza dedicata al santo del quale la cittadina porta il nome.

 

E allora perché San Daniele si chiama così? La domanda appassiona alcuni e lascia sorpresi altri. Così, se provate a chiedere in giro, dalla memoria o la fantasia di ognuno uscirà una storiella. Daniele, che dà il nome alla città, non c’entra niente con il profeta della corte babilonese del 600 a.C., su questo sono tutti d’accordo.
C’entra invece il fedele Daniele (dall’ebraico Dio è il mio giudice) divenuto santo perché nel basso medioevo aiutava i primi cristiani a scacciare le tentazioni pagane per restare seguaci del loro Dio, così ci ha spiegato la diocesi di Udine dicendoci che San Daniele si chiama così forse per via di un “trasloco d’epoca medievale”. Fino al ‘400, infatti, esisteva la Pieve di San Daniele. Il giorno di Pasqua del 1400, però, fu spostata nei pressi del cimitero di San Michele (l’arcangelo capo supremo dell’esercito celeste; patrono della Chiesa Universale).

Questo spiegherebbe perché oggi il Duomo è intitolato a San Michele. Siccome la pieve su cui sorge la cittadina, invece, è rimasta dedicata al fedele Daniele, al quale è intestata anche la chiesetta in cima al colle, ecco svelato l’arcano del nome. Ma è solo un’ipotesi. Comunque sia, entrambe le chiese sono da visitare, oltre ad altri tesori storici e architettonici che segnaliamo, ricordandovi che un buon slowtrip si corona incontrando chi abita il territorio e può raccontare storie mai scritte.

*Raethia Corsini, nata a Milano, cresciuta in Toscana, vive e lavora a Roma. Come giornalista scrive di viaggi geografici, biografici e sensoriali. Nel 2006 ha pubblicato “Nei miei panni. Autobiografia intima di Mila Schon” con Guido Tommasi Editore e, con la stessa casa editrice, nel 2011 “Spiriti Bollenti. Ritratti terrestri di 21 chef stellari”, vincitore del Premio Selezione Bancarella della cucina 2012. 

 

 

Suggerimenti: il meglio, secondo me

 

Mercati


* I Mercati della Terra. Terzo sabato del mese nel centro storico. Iniziativa nata con Slow Food. Qui i prodotti provengono da massimo 40 km di distanza. Oltre al Prosciutto San Daniele Dop si trovano, per esempio, la gubana e gli strucchi delle Valli del Natisone, i formaggi della Val d’Arzino e di Enemonzo, il pestât.
Info: info@mercatidellaterra.it


* Mercatino dell’Antiquariato.
Ultima domenica del mese nel centro storico. Espositori che provengono dalla Carnia, la bassa friulana, Trevigiano, bellunese, Goriziano, Triestino, Austria e perfino dalla Polonia. Per l’occasione, locali aperti per degustazioni delle specialità tipiche.
Info mercatino: t. 0432 943080

 

Cultura e arte

* Biblioteca Guarneriana. Si trova nell’ex palazzo comunale cinquecentesco. Aperta nel 1466, fu la prima biblioteca pubblica del Friuli e una delle prime d’Italia. Voluta dall’umanista Guarnerio d’Artegna, che fece un lascito di centosessanta codici. Nel tempo si è arricchita di migliaia di altri volumi, con un notevole contributo nel 1734 da parte dell’arcivescovo Giusto Fontanini. Due i tesori di grande attrazione: la cosiddetta Bibbia Bizantina, scritta e miniata alla fine del XII secolo a Gerusalemme, e una rara Divina Commedia del XIV secolo in cui – scusate se è poco – l’Inferno riporta il commento di Jacopo Alighieri e Graziano Bambaglioli.

 

* Museo del territorio. Nel convento costruito nel XVII secolo dai Padri Osservanti di San Domenico. Le opere esposte partono sono di arte sacra, archelogia e iconografia. Aiuta a comprendere questa terra.

 

* Porta Gemona. Progetto realizzato nel 1579 da Andrea Palladio, che oggi definiremmo “architettura di continuità”: la Porta si trova infatti in una torre a testimonianza dell’antica presenza di un castello medievale.
Da “studiare”.

 

Chiese

 

* Duomo di San Michele Arcangelo. Oltre al fatto che ogni Duomo merita sempre una visita, qui ci sono due tesori da non mancare: la tela della Santissima Trinità del Pordenone e tre bozzetti di Giovan Battista Tiepolo. Piacere puro.

 

* Chiesa di Sant’Antonio Abate. È considerata “La Sistina del Friuli” grazie agli affreschi che Martino da Udine, conosciuto come Pellegrino di San Daniele, ha realizzato tra il 1497 e il 1522. Una meraviglia.

 

* Chiesa di San Daniele in Castello. In cima al colle, vicino ai ruderi del Castello in un parco pubblico con un belvedere sulla pianura, la chiesetta dedicata al fedele Daniele mescola stili di varie epoche. Non ha un grande rilievo architettonico, ma la vista che si gode da qui e l’altare laterale del 1511 opera di Carlo da Corona, valgono la salita.

 

Fuori porta

 

Parco Agroalimentare di San Daniele. Un giro a piedi, a cavallo o in bicicletta, in collina o in pianura da San Daniele a Rive d’Arcano e Fagagna, tre delle mete parte del circuito Parco Agroalimentare.

 

Soste golose

 

Una fetta di Prosciutto San Daniele Dop, si trova in ogni buona osteria, ma l’affollato e lo storico “Al Cantinon”, non può mancare tra le soste per il palato.

 

Come arrivare

Treno + bus

Le stazioni ferroviarie collegate con San Daniele via bus di linea:

Stazione di Pinzano, 9 km

Stazione di Codroipo, 20 km

Stazione di Gemona del Friuli, 20 km

Stazione di Udine, 24 km

 

Auto e Moto

autostrada A4
uscita per A28 Portogruaro/Pordenone
dopo 17 km uscire a Cimpello
seguire le indicazioni per la SP23 e poi quelle per la SS463/San Daniele

 

*Intervista a Elena Cozzi, responsabile relazioni esterne del Consorzio Prosciutto di San Daniele
*Il Prosciutto di San Daniele
*Dove gustare una fetta di Prosciutto di San Daniele
*Itinerario a San Daniele del Friuli


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